Maria: Lunedi

June 6, 2017

 

Lunedì

Ricomincia la settimana e si riprende l’attività chirurgica a pieni ritmi. La giornata passa in

sala operatoria, tra un’operazione e l’altra l’immancabile caffè (buna). Durante le operazioni

Sergio se la spassa a leggere Maupassant, mentre noi ci indaffariamo intorno al tavolo, tra

scialitiche che si spostano e aspiratori che non aspirano. Ogni tanto capita che vedo muoversi

un po’ la gamba del paziente di turno, “Anestesista! La paziente si muove!” lo avverto, “Si deve

muovere! Mica è morta” è la risposta standard di Sergio, ormai è diventato un gioco delle

parti. Continua ad avvertirmi di non diventare come Loro Chirurghi, di scegliere piuttosto una

vita più tranquilla come quella dell’Anestesista, peccato che io non mi senta tanto “tranquilla”

ad avere sotto il mio controllo la vita di qualcuno. All’inizio delle operazioni lo osservo

preparare il paziente, non è facile con gli strumenti e i medicinali di qui. A volte l’ossimetro

non funziona, altre volte è lo sfigmomanometro a fare capricci. “L’anestesista, come il

chirurgo, non deve farsi prendere dalla fretta. È necessario fare tutto con la dovuta calma, così

da non dimenticar nulla e non ritrovarsi, ad esempio, con un paziente curarizzato e

addormentato che però sente ancora dolore” mi spiega Sergio. Questi giorni mi sta

insegnando la procedura per intubare il paziente, anche in questo caso la situazione qui è più

difficile del normale perché la maggior parte dei pazienti ha denti malfermi e c’è il rischio che

durante l’intubazione possano cadere ed essere ingoiati.

Alle cinque il personale locale se ne va, Mauro prende il posto di Tekle come strumentista.

Finita l’ultima sutura alle sei. Con Angelo andiamo al computer a scrivere la descrizione degli

interventi della giornata, con qualche problema: la comunicazione con le infermiere non è

migliorata e ogni sera, quando arriva il momento della ricerca delle cartelle dei pazienti

operati, si svolge una buffa scenetta in cui io gesticolando cerco di farmi capire e loro in

risposta continuano a fare (più che dire): “Escì, escì”, ovvero “Va bene”, ma in realtà non

hanno compreso un accidente. La stanchezza della giornata ha ridotto la mia pazienza a zero,

a ‘na certa…

Nonostante le difficoltà, comunque, anche oggi siamo riusciti ad aggiornare le cartelle e ci

dirigiamo, un po’ acciaccati dalla lunga giornata, verso la directory residence.

Sentiamo una strana cantilena di sottofondo: sono i pazienti riuniti insieme in preghiera, sono

in file davanti alla croce di legno affissa in una delle stanze dell’ospedale. Non ho ancora mai

assistito a questa scena, siamo sempre risaliti prima, evidentemente. Il sole è già tramontato,

ma qualche raggio filtra ancora da dietro le montagne e dona al cielo una sfumatura surreale,

da dipinto ad acquerello, che ben si addice all’atmosfera religiosa.

Giunti ai nostri alloggi è quasi ora di cena, giusto il tempo di farsi una doccia veloce, MA manca

l’acqua! E’ la prima cosa che ci dice Massimo quando ci affacciamo in soggiorno. E così, sporchi

ed affamati, ci sediamo a tavola.

Finita cena vado subito a letto, sono K.O., stanca, ma felice. Sono le 20:30, ovvero le 18:30

italiane, e io sono già sotto le coperte, pronta per dormire, se lo racconto ai miei amici di Roma

nessuno mi crederà.

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